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Novilara

L'antico borgo murato di Novilara, cinto da solide mura di difesa, sorge a circa 4 km da Pesaro, in posizione dominante sulla cima di una delle alture che separano la valle del Foglia da quella del Metauro.

Fu costruito in sostituzione di un più antico castello, sorto più ad est probabilmente intorno al 1000: forse perchè ormai troppo vecchio e piccolo, forse perchè diroccato e cadente per le continue guerre, il castello di Novilara fu abbandonato ai primi del 1300 e ricostruito più ad ovest, sulla collina ove si trova tuttora.

Ritenuto strategicamente importante, il "nuovo castello" di Novilara fu costruito e fortificato con i più aggiornati mezzi dell'epoca. Considerandola vedetta dei loro confini, sia i Malatesta che gli Sforza si adoperarono con ogni mezzo per renderla sicura ed inespugnabile; ripararono e consolidarono le mura che le continue guerre ed il tempo avevano indebolito.


Il nome di Novilara è legato alla necropoli picena scavata alla fine del secolo scorso nei poderi Molaroni e Servici da Edoardo Brizio, archeologo dell'Università di Bologna, e poi, nel 1912, dall'allora Soprintendente Innocenzo Dall'Osso.
Si tratta di un vasto sepolcreto, la cui estensione ed i cui contorni non sono ancora ben definiti e che a tutt'oggi ha restituito circa 300 tombe. I ricchi corredi che accompagnavano i defunti (vasellame, armi, oggetti di ornamento in metallo e ambra, ecc.) sono databili tra la fine del IX e la metà del IV secolo a. C.
Particolarmente importanti sono le stele in pietra, scolpite sia a motivi geometrici che con scene di battaglia, una delle quali reca anche un'iscrizione in alfabeto etrusco, originariamente erette sopra le tombe, di cui non resta più nulla: rimangono solo presso i Musei Oliveriani di Pesaro e presso altri musei italiani gli oggetti di corredo e le stele. Finalizzato allo studio e alla valorizzazione della storia del territorio di Novilara, il Centro di Documentazione Archeologica si trova all'interno del borgo.

Il sentiero che da Novilara (località Santa Croce) scende alla Strada dei Condotti si snoda per circa un chilometro in un paesaggio che alterna ai campi coltivati il bosco e che unisce l'area della necropoli picena all'acquedotto romano, che ha svolto un ruolo estremamente importante per Pesaro ed i pesaresi: a quell'acquedotto che, cotruito in età romana, ha servito la città fino agli anni Settanta e la cui acqua è oggi utilizzata per gli usi non potabili degli stabilimenti balneari di Pesaro. A questo acquedotto, che ha origine captando l'acqua nei versanti Nord delle colline di Novilara e che corre tutto interrato, appartengono i pozzetti che punteggiano la valle dei Condotti fino a Muraglia.


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